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Diritto allo studio, al lavoro e all’integrazione.
Capiamo il cosa e il come fare

Vogliamo parlarvi di un argomento molto particolare, quello del diritto allo studio, al lavoro e quindi all’integrazione.
È con noi abbiamo la Dott.ssa Patrizia Sartori, dirigente del Servizio di Integrazione e Lavorativa del SIL di Padova. Grazie.

Diritto allo studio e al lavoro. Che cosa significa e soprattutto, come si concretizza?”
Dott.ssa Sartori: “Spero di riuscire a dare più informazioni possibili ai genitori, alle famiglie delle persone con neurofibromatosi.
Penso sia veramente importante che il percorso di sviluppo delle autonomie cominci fin da quando la persona è veramente piccola perché è questo che porta dei grandi risultati, è questo che porta alle possibilità di inclusione veramente importanti.

Noi del SIL incontriamo famiglie di persone con diverse diagnosi, diverse problematiche, che hanno affrontato con difficoltà questi problemi e hanno cercato di evitare magari di arrivare alla valutazione, di arrivare alla certificazione, pensando di tutelare proprio figlio, di non mettere il marchio. La mamma è molto preoccupata sul tema certificazione, del timbro discriminante che la parola dà per tutta la vita. Ecco, credo che il problema sia l’opposto, cioè quando non si riconoscono le difficoltà e quando non si fornisce al bambino, poi all’adolescente e poi all’adulto il giusto livello di supporto portato dalla certificazione, si limitano le possibilità di inclusione.

Quindi credo che il diritto si costruisca già durante la scuola dove possono emergere delle difficoltà di apprendimento di vari livelli. Di fronte a queste difficoltà è importante chiedere una valutazione al servizio della neuropsichiatria infantile dell’azienda sanitaria o a un servizio convenzionato, ad esempio a Padova, ci sono la Nostra Famiglia, il Centro Medico di Foniatria Croatto.
Accanto ai servizi pubblici ci sono quelli convenzionati.

Questi servizi hanno delle equipe multi-professionali che valutano oltre alla diagnosi, fanno anche un profilo funzionale del bambino, quindi in che cosa il bambino riesce bene, quali sono i suoi punti di forza e quali sono invece i limiti delle difficoltà. I professionisti stilano proprio un profilo funzionale e su questo viene fatta la cosiddetta unità di valutazione multidimensionale, c’è un’equipe che coinvolge i vari professionisti che si incontra e che definisce qual è il livello di difficoltà del bambino.

In assenza di una vera e propria disabilità

possono essere riconosciuti dei bisogni speciali, dei disturbi specifici dell’apprendimento che sono stati riconosciuti dalla legge 170, che prevedono non una certificazione appunto come quella di disabilità, ma un PEI, cioè un progetto educativo personalizzato con l’utilizzo anche di strumenti compensativi, di strategie adatte al bambino, come ad esempio l’utilizzo di tecnologie, il poter fare le prove con tempi diversi, l’utilizzo degli ausili…
La scuola ha proprio il compito, in base alla legge, di stilare un progetto personalizzato dando al bambino tutti i supporti.

Quando invece c’è una condizione di disabilità

c’è proprio una certificazione di disabilità, in questo caso possono essere forniti l’insegnante di sostegno, che è un docente della classe e non è il docente del bambino. Questo per chiarire ai genitori che il bambino non è discriminato dalla presenza del sostegno perchè è un supporto alla classe per favorire l’inclusione.

Capire ciò è molto importante, anche come genitori ricordiamolo, non è il docente del figlio, è il docente che ha la classe per favorire l’inclusione di tutti, anche se a volte non è così facile. Oltre all’insegnante di sostegno possono essere assegnati al bambino, l’operatore socio sanitario per il supporto alle autonomie, quindi per favorire la sua autonomia proprio nello svolgimento delle attività quotidiane e anche per le relazioni. Eventualmente in caso di deficit sensoriali, quindi bambini ipovedenti e con ipoacusie,  si offre la possibilità di essere affiancati da un operatore addetto alla comunicazione, quindi che facilita l’utilizzo dell’alfabeto bride, e che quindi può aiutare il bambino a partecipare alle attività della classe.

La presa in carico significa anche seguire nel tempo l’evoluzione delle abilità, non solo delle difficoltà e di accompagnare verso il passaggio all’età adulta. E allora se c’è un servizio dell’età evolutiva che ha avuto modo di seguire negli anni il bambino, anche il servizio dell’età adulta che si trova a dover fare un progetto di vita insieme alla famiglia, ha elementi di osservazione sulle autonomie e quindi è veramente importante.

Un altro aspetto fondamentale, è quello di lavorare fin da subito per le autonomie. Al di là dell’imparare, a fare i conti, a studiare, a far tutto quello che bisogna fare a scuola, è veramente importante che i bambini e gli adolescenti possano mettersi alla prova il più possibile, ovviamente non esponendoli a richieste eccessive, essere messi pian piano alla prova nelle cose quotidiane, andare da solo, fare da solo il tragitto quando è possibile, fare le attività di tutti gli altri bambini.

Ho il ricordo di una famiglia, di un ragazzo con un’altra diagnosi x fragile, quindi un diagnosi anche complessa in cui i genitori arrivano ad ottenere il beneficio e tutelano il figlio, lo proteggono fin da subito,  incoraggiandolo, anche criticati dagli altri, a mettersi in gioco, a mettersi alla prova, e, ovviamente, assumendosi anche dei rischi. Ecco, questo tema del rischio è veramente molto importante perché la difficoltà più grande per i genitori ma anche per gli operatori è quella di capire quanto spingere, quanto proteggere, tutelare e compagnare. Credo che sia così per tutti i genitori, ma in particolare quando c’è una fragilità sia veramente difficile, ma bisogna, attraverso piccole prove, andare un po’ avanti, provare a far correre dei piccoli rischi e acquisire sempre più autonomie, perché questa è veramente la base per il progetto di vita indipendente, che poi ognuno raggiungerà quei suoi livelli.
Si può essere indipendenti anche in una comunità alloggio, in una residenza sanitaria, però il massimo livello di autonomia e di interdipendenza è anche di saper stare con gli altri.
Ecco, queste sono abilità fondamentali che accompagnano poi la persona per tutta la vita. Questo è un consiglio molto utile, molto importante per tutti ma soprattutto per chi ha dei bambini o degli adolescenti o degli adulti.

L’INPS fino ad ora ha valutato i documenti sanitari del bambino ed ha condotto due tipi di accertamenti. Uno è quello legato all’handicap (vario grado), quindi Art. 3 comma 1 L.5.2. 1992 n. 104 (portatore di handicap) per accedere ad agevolazioni fiscali, per mesi a scuola, dei genitori, casa dal lavoro, per assistenza del bambino a scuola, ed il comma 3 L.5.2. 1992 n. 104 per avere benefici economici (indennità di frequenza). (vedi in fondo istruzioni sul come fare)

Ma ci sono delle novità, la situazione è molto in evoluzione: a novembre sono uscite delle linee guida che cambiano questo sistema di certificazione, quindi in un futuro prossimo, accanto alla certificazione di invalidità e a quella di handicap dell’Art 104, la stessa commissione INPS valuterà anche la certificazione dell’alunno in condizione di disabilità, ai fini dell’integrazione scolastica. Quindi in un unico momento accertativo ci saranno tutte queste diverse valutazioni. Una commissione integrata valuterà alla luce di un nuovo metodo di accertamento, un sistema di valutazione che supera un po’ il modello medico, cioè a quella patologia corrisponde, quella disabilità e quella dell’handicap. Alternativamente, è un modello che è più attento agli aspetti anche psicologici, psico-sociali, e soprattutto è molto attento alle barriere ed i facilitatori presenti nel contesto, ovvero che cosa sono le cose che ostacolano la crescita del bambino, la sua inclusione, e quali sono invece i facilitatori, cioè tutti quegli strumenti, persone, sostegni che ne aumentano il funzionamento. Quindi il nuovo accertamento dovrebbe avere questa logica, che è ancora molto teorico ma è scritto in queste linee guida.

Il diritto al lavoro è regolamentato da una legge, la legge 68

, che introduce il concetto molto importante del collocamento mirato. Si tratta di tutto quell’insieme di strumenti che servono per conoscere la persona nelle sue abilità, nelle sue capacità anche nei suoi limiti.
Conoscere, analizzare dall’altra parte i posti di lavoro, i contesti di lavoro e metter in atto tutte quelle azioni che servono a far incontrare la persona e il contesto di lavoro. Quindi a superare le difficoltà che possono crearsi.

Il requisito per accedere è quello di avere almeno il 46% di invalidità, quindi il primo passaggio è l’invalidità, 46%. La stessa commissione, se c’è questo requisito e se c’è la domanda di accertamento di disabilità, fa anche proprio questo accertamento e dice se la persona è collocabile o non è collocabile. Se è collocabile distingue tra chi ha bisogno di un supporto, di un servizio di mediazione e chi invece può accedere normalmente ai posti nelle aziende obbligate, o eventualmente nella non-collocabilità.

Inoltre fa anche un profilo funzionale, ovvero come vengono considerate le singole difficoltà nel momento in cui si viene inseriti. Esempio: sono in grado o no di movimentare carichi.

All’accertamento è allegato un profilo funzionale che non ha la diagnosi, quindi io lo posso usare per andare all’azienda che mi vuole assumere e per dire io posso fare queste cose, queste altre no.

Gli attori del collocamento mirato sono in primo luogo i servizi per l’impiego: con l’esito la persona si iscrive al centro per l’impiego o alle liste delle categorie protette.
Nel caso in cui non ci sia bisogno di supporto, accede alle offerte di lavoro, si attiva come gli altri disoccupati, nel caso invece in cui sia necessario un servizio di mediazione intervengono i servizi che a livello nazionale possono essere collocati nell’azienda sanitaria o nel comune di residenza, in molte regioni sono i comuni.

Nel Veneto, sono nelle aziende sanitarie e sono dei servizi dove lavorano educatori, operatori sociali che attivano dei progetti personalizzati attraverso vari strumenti, principalmente al tirocinio, per dare alla persona la possibilità di arrivare gradualmente all’inserimento lavorativo. Ci sono tirocini di formazione e tirocini di inclusione sociale che invece sono rivolte a persone che almeno in quel momento non possono raggiungere un vero rapporto di lavoro, però possono stare in un contesto di lavoro, svolgere delle attività di supporto, avere un riconoscimento economico, un contributo economico e a vivere quindi un’esperienza di normalità. Un altro attore importante che è sempre più presente a livello anche nazionale è quello degli enti accreditati: esistono dei servizi privati per il lavoro accreditati, le chiamiamo agenzie interinali, adesso si chiamano agenzie per il lavoro. Per esserlo, devono avere certi requisiti di qualità e anche loro collaborano perché esistono ormai in maniera sempre più diffusa degli strumenti che si chiamano politiche attive del lavoro, in particolare quest’anno con il PNRR sono stati attivati i GOAL che sono delle esperienze di accompagnamento al lavoro, con vari livelli di supporto a seconda della collocabilità della persona, non riguardano solo i disoccupati con disabilità, riguardano tutti i disoccupati, per le persone con disabilità ci sono strumenti speciali, specifici.

Ecco, quando la persona viene assunta, può essere assunta anche con strumenti come il tirocinio, quindi attraverso un percorso graduale, poi arriva ad avere un normale rapporto di lavoro come tutti gli altri lavoratori, stesso trattamento economico, stessi diritti.

Nota bene: se una persona lavora può restare iscritta solo se il suo reddito annuo è dentro un certo limite che credo sia intorno agli 8.000 euro annui, ma basta cercare un limite diretto per l’inscrizione al centro per l’impiego. Quindi è possibile restare iscritti, ad esempio nel caso in cui ci sia un part-time molto ridotto, la persona voglia comunque avere la possibilità di accedere a un lavoro più…

Domanda:  lavoro in una pubblica amministrazione appartenendo alle categorie protette, avendo la 104 senza gravità, ho la possibilità di chiedere l’avvicinamento in una sede più vicina alla mia residenza?
Risposta: No, questa possibilità, se non sbaglio, però si può controllare magari poi vi aggiorno, questa possibilità come anche i permessi che possono essere concesse al lavoratore con disabilità, sono dati solo in caso di riconoscimento di indica e in condizione di gravità. Quindi in caso dell’articolo 3.1 questo diritto non c’è.

Domanda: un ragazza di 17 anni è certificata, fa un istituto professionale, ma non può ancora prendere la maturità perché segue un programma extracurricolare e si chiede se ha effettivamente la speranza di poter lavorare e questa ragazza vorrebbe fare assistenza agli anziani.
Risposta: allora, il programma extracurricolare è quel programma che viene riconosciuto quando in ambito scolastico si rilevano delle difficoltà tali che l’alunno fa fatica a raggiungere gli obiettivi degli altri.

Nella scuola primaria, diciamo, le elementari, seconda area di primo grado non c’è questa differenziazione perché anche quando c’è un programma differenziato l’allunno può passare all’anno successivo. Nelle scuole superiori, invece, superata la fase dell’obbligo, c’è questa differenziazione. Quindi ci sono allunni che arrivano al diploma e allunni ai quali viene consigliato di non darsi l’obiettivo del diploma. Qui la famiglia può decidere se è il caso o meno, può in teoria anche opporsi. Anche qui, io credo che sia importante riconoscere le difficoltà, sapendo che l’assenza di diploma non impedisce di accedere al lavoro, certamente impedisce di accedere ai concorsi dove sono richiesti di diploma o alle mansioni in cui hai richiesto un diploma di scuola superiore. Ma ad esempio il corso di OSS non ha questo requisito, è sufficiente la scuola dell’obbligo, ed è importante capire, anche qui, quanto posso chiedere al mio figlio e che cosa c’e’ sulla certificazione ovvero se è collocabile o meno e se è necessario un servizio di mediazione (vedi sotto).

Quando invece la commissione valuta che ci sono almeno delle potenzialità lavorative può dire ok c’è la collocabilità, non c’è bisogno di un servizio di mediazione questo generalmente nella disabilità fisica, oppure c’è bisogno di un servizio di mediazione questo è un po più frequente nella disabilità intellettiva e psichiatrica.

Domanda: Ma quale è questo servizio di mediazione?
Risposta: Il servizio di mediazione è diverso nelle varie regioni ma è sostanzialmente un servizio, il SIL per esempio, servizio integrazione lavorativa ma può assumere nomi diversi e essere collocato in comune ed è un servizio dove operano degli educatori professionali, degli enti sociali che accompagnano un ragazzo ad esempio con una disabilità intellettiva e non ancora pronto a lavorare, appena uscito da scuola. Gli si dà l’opportunità di apprendere alcune cose che sono competenze trasversali altre che la specifica mansione. Sono competenze trasversali: “devo arrivare in orario” che “sono in un contesto in cui non mi relaziono più come a scuola”, “ho un capo” “ho una gerarchia” “ho dei colleghi di lavoro” “non sono i miei amici”, “non sono lì per chiacchierare”, sono lì per lavorare se ho un problema devo essere capace di chiedere aiuto, se c’è un imprevisto devo essere in grado di compiere un problem solving. Queste sono esperienze, competenze che si acquisiscono attraverso esperienze di tirocinio.

Esistono anche dei progetti. Per esempio nel Veneto ci sono i progetti finanziati da delle delibere regionali 7.9.135 ma al di là dei numeri sono dei percorsi che realizziamo con le cooperative sociali che partono da un contesto più protetto all’interno cooperativa poi con gradualità accompagnano la persona verso un contesto di lavoro normale. Quindi abbiamo abbastanza strumenti sviluppati negli anni proprio per dare gradualità alla persona con una disabilità intellettiva o psichica e quindi delle difficoltà particolari.

ha questo servizio che dice il centro che mi segui dice che posso rientrare nelle categorie protette mentre la regione a cui appartengo no qui c’è un problema di discrepanza non so se poi dipende poi da che regione immagino perché questo è un caso forse quindi se una persona ha il 46% e ha questo accertamento della disabilità che va chiesto al medico di base esattamente come il accertamento di invalidità si chiede la 104 e la 68 se ci sono questi requisiti ha diritto a discriversi alle liste delle categorie protette e bisogna vedere il potarsi che sia il centro che magari ha l’idea che esiste una disabilità ma non hai requisiti per arrivare al 46%

In breve, da ricordare:

Quali sono i passi da seguire di fronte a difficoltà di apprendimento?
Di fronte a difficoltà di apprendimento, è importante richiedere una valutazione presso il servizio di neuropsichiatria infantile dell’azienda sanitaria o un servizio convenzionato (centri di foniatria). Questi servizi forniscono una diagnosi e creano un profilo funzionale del bambino, identificando punti di forza e difficoltà. In assenza di disabilità, possono emergere bisogni speciali o disturbi specifici dell’apprendimento, riconosciuti dalla legge 170, che a scuola prevedono un progetto educativo personalizzato (PEI) con strumenti e strategie adeguate.

Accedere alla 104:

  • Richiedere la valutazione del bambino: impegnativa del pediatra con richiesta di valutazione da portare al centro scelto (es. centro di foniatria);
  • recarsi dal pediatra (o da un medico abilitato alla compilazione online del certificato medico introduttivo) per attestare la patologia invalidante;
  • presentare la domanda di riconoscimento dei benefici all’INPS. Può essere presentata via Internet, collocandosi all’INPS o tramite Patronato o Associazioni di categoria
  • effettuare la visita medica di accertamento presso la Commissione Medico Legale, integrata da un medico INPS, nella data comunicata.

I documenti necessari per completare correttamente la richiesta sono:

  • Carta d’identità del richiedene.
  • Carta d’identità dell’invalido.
  • Copia codice fiscale del richiedente.
  • Ultima busta paga.
  • Verbali INPS di accettazione dell’invalidità
  • Busta paga del richiedene.
  • Contratto di lavoro del richiedente.

Invalidità
La norma (l’articolo 20 del decreto legge 1° luglio 2009, n. 78) ha previsto che ai fini degli accertamenti sanitari di invalidità civile, sordità civile, handicap e di disabilità le Commissioni mediche delle Aziende sanitarie locali siano integrate da un medico INPS quale componente effettivo. In ogni caso l’accertamento definitivo è effettuato dall’INPS. Le relative domande devono essere presentate all’INPS (via sito INPS o con aiuto da parte del personale sedi INCA), complete delle certificazioni mediche attestanti la natura delle infermità invalidanti secondo modalità fissate dall’Istituto (riassunte nella relazione del medico di base che fa richiesta). Quest’ultimo trasmette in tempo reale e in via telematica le domande alle Aziende Sanitarie Locali.

(tratto da Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi, https://www.anmic.org/index.php/category-blog-2-columns/148-le-nuove-norme-relative-all-accertamento-2 )

Per richiedere l’invalidità (dopo i 18 anni): Al medico di base si sottopone tutta la propria documentazione sanitaria. Il medico di base fa un relazione ed invia all’INPS il certificato medico relativo all’accertamento d’invalidità civile (che ha un numero). Al paziente il medico di base restituisce l’attestazione di trasmissione all’INPS del certificato medico)

Con questa attestazione si presenta la domanda di invalidità civile presso l’INPS con l’aiuto del personale del Patronato INCA o i servizi informatici INPS e si attende la chiamata alla visita all’INPS.


Cosa succede quando c’è una certificazione di disabilità?
In caso di certificazione di disabilità, l’insegnante di sostegno può essere assegnato per favorire l’inclusione. Può essere affiancato da un operatore socio-sanitario per supportare le autonomie e, in caso di deficit sensoriali, da un operatore alla comunicazione.

Come funziona il collocamento mirato?
Il collocamento mirato coinvolge i servizi per l’impiego, enti accreditati, e servizi di mediazione. Dopo l’accertamento, la persona può iscriversi alle liste delle categorie protette. Nel caso di necessità di mediazione, vengono attivati servizi che preparano gradualmente la persona all’inserimento lavorativo. Gli enti accreditati, come agenzie per il lavoro, collaborano attivamente in questo processo.

Cosa succede se una persona con disabilità non può conseguire il diploma?
In alcuni casi, è consigliato di non perseguire il diploma, ma ciò non impedisce l’accesso al lavoro. Esistono percorsi graduati e strumenti per favorire l’inserimento lavorativo anche senza diploma.

Potrete vedere l’intera puntata del 15 Dicembre 2022 su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=Wk-Fw_QzBl0